Ansia e attacchi di panico

ansia

L’ansia è una risposta di allerta rispetto a situazioni percepite come pericolose e/o stressanti. Se guardiamo sia all’esperienza soggettiva di chi la prova, sia  alle sue manifestazioni somatiche, appartiene all’ambito della paura e si manifesta di fronte a eventi reali (ad es. un esame, un importante incontro di lavoro, il ritardo di un figlio nel ritornare a casa) e a eventi immaginati o anticipati mentalmente (ad es. pensare a ciò che potrebbe succedere in un viaggio ancora da fare).
Fino a un certo livello di intensità, l’ansia è funzionale e serve a segnalare un pericolo e a fornire le energie necessarie per la reazione. L’ansia mette in moto specifiche risposte fisiologiche che spingono  ad esplorare e identificare il pericolo ed affrontarlo nella maniera più adeguata. L’ansia costituisce una fonte di energia e ci consente di impegnarci nei compiti che svolgiamo quotidianamente  (ad esempio studiamo per un esame spinti dalla nostra ansia di raggiungere l’obiettivo che desideriamo).
L’ansia diventa disfunzionale quando il pensare  agli scenari futuri e l’ipotizzare le conseguenze diventa un rimuginio costante che  toglie tempo al resto, non si riesce a liberarsene fino al punto di preoccuparsi per il fatto stesso di essere persone che rimuginano. In questi casi l’ansia diventa sproporzionata o una preoccupazione poco realistica perdendo la funzione di elemento di crescita e maturazione. Ignorare l’ansia, come se fosse una nemica, non permette di vedere quali sono le paure e i bisogni che hanno bisogno di una risposta. E’ importante iniziare a distinguere l’ansia (generalizzata) dalla paura (specifica). Qual’è l’oggetto dell’ ansia? Di che cosa la persona ha paura? Ascoltare cos’ha da dire l’ansia significa distinguere le componenti irrealistiche da quelle realistiche/funzionali dell’ansia in modo da neutralizzare i pensieri negativi e focalizzarsi sulla gestione di eventuali elementi di pericolo presenti nel “qui ed ora”.
Quando una persona è in ansia assomiglia ad un bambino solo, spaventato ed agitato è importante quindi ascoltare di che cosa ha bisogno questa parte impaurita e persa. Gestire l’ansia significa accedere alle nostre capacità “materne” di rassicurazione, vicinanza, fiducia e comprensione.
L’attacco di  panico si manifesta all’improvviso, apparentemente senza un motivo specifico, ed è caratterizzato da sensazione di soffocamento, dolore al petto, tachicardia, nausea, mal di stomaco, vertigini, tremore e sensazione di morire o di impazzire. Chi soffre di attacchi di panico ha paura di perdere il controllo e delle proprie sensazioni fisiche, a cui non riesce a dare una spiegazione, a tal punto da confonderle con sintomi di un attacco di cuore, di una grave malattia o sintomi di pazzia. Visto il terrore provato durante l’attacco di panico la persona, tra un episodio e l’altro, non essendo in grado di prevedere dove e quando si verificherà l’attacco successivo può preoccuparsi profondamente nell’attesa dell’attacco successivo sviluppando “la paura della paura” . In altri termini, chi soffre di attacco di panico è spaventato  all’idea di andare in ansia “se vado in ansia svengo, perdo il controllo, impazzisco, etc.”. I pensieri negativi e catastrofici prendono il sopravvento e anche se si cerca di convincersi che l’attacco di panico può essere gestibile e che si guarirà la paura della paura difficilmente diminuisce.
L’antidoto alla “paura della paura” non è l’ indifferenza alla paura, ma una maggiore tolleranza della paura, dell’ansia, e di tutte le altre emozioni. Gli attacchi di panico, anche se inizialmente sembrano inspiegabili, danno segnali importanti su come la persona sta vivendo e su come dovrebbe o vorrebbe vivere e se ascoltati e ben gestiti possono costituire un importante esperienza evolutiva.