Stress e mobbing

stress

Lo stress di per sé è  una reazione adattativa e fisiologica in quanto rappresenta una forza motrice che ci spinge ad attivare le risorse necessarie per risolvere un problema. Lo stress diventa negativo quando si crea uno squilibrio tra le richieste interne o esterne alla persona e le risorse individuali disponibili per fronteggiarle. Gli agenti stressanti possono essere di diversa natura,  piacevoli e spiacevoli, concreti ed astratti (ad es pensieri ed immaginazione). Tra questi possiamo citare un matrimonio, un pensionamento, un trasferimento, un lutto, una malattia, carichi di lavoro eccessivi. Lo stress non è una malattia, ma se diventa cronico può causare problemi di salute mentale e fisica. La persona sotto stress spesso appare nervosa, apprensiva, critica, pessimista e di cattivo umore.
In ambito lavorativo un po’ di pressione può essere motivante ma se diventa una tensione costante ci troveremo di fronte ad una grande varietà di sintomi: mal di testa, tachicardia, colite, tensioni muscolari, insonnia, mancanza o aumento di appetito.  Spesso si presentano difficoltà di concentrazione e di memoria e molti lavoratori stressati lamentano di essere facilmente irritabili e aggressivi e con una tendenza a estraniarsi o isolarsi

Lo stress dovuto al lavoro si manifesta quando le richieste poste dal lavoro non sono commisurate alle capacità, risorse o esigenze del lavoratore (Minchie, 2002).
Tra i fattori scatenanti troviamo: mole eccessiva di lavoro, incarichi e ruoli poco chiari e definiti, pressione dai superiori e conflittualità con i colleghi, mobbing, ambiente di lavoro non confortevole e attrezzature inadeguate.
Un elemento che risulta decisivo è la  durata e l’intensità dei fattori stressanti  e le modalità adattive e/o difensive adottate dall’individuo.
A volte l’agente stressante può essere esterno all’individuo, ad esempio una mole di lavoro e di straordinari che rende necessaria  una riduzione dell’orario di lavoro o una pausa, ma spesso non mancano gli stressor interni, ad esempio la frenesia per il successo, la difficoltà ad ammettere la fatica, aspettative su di sé troppo elevate o la volontà di tenere tutto sotto controllo, così la situazione si complica determinando un circolo vizioso dal quale risulta difficile uscire.

In questi casi un percorso di psicoterapia può essere utile per ripristinare uno stato di equilibrio psicofisico fronteggiando le pressioni esterne e mettendo da parte aspettative irrealistiche, pensieri negativi e ansiogeni a favore di un dialogo interno più costruttivo.
E’ impossibile eliminare lo stress, questo si manifesta di fronte ad eventi destabilizzanti imprescindibili in una vita in continua evoluzione e cambiamento. La psicoterapia si propone quindi di aiutare la persona a vivere lo stress in modo più funzionale affinché non diventi  cronico e nocivo.

mobbing

Stress e Mobbing sono direttamente correlati, quest’ultimo è motivo di forte disagio lavorativo e mette a dura prova la capacità di risposta individuale allo stress.

“Per mobbing si intende una condotta ( del superiore gerarchico, del lavoratore a pari livello o del subordinato), sistematica e protratta nel tempo, caratterizzata da comportamenti ostili e forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica nei confronti del lavoratore. Da ciò può conseguire la mortificazione morale e l’emarginazione del dipendente, con effetto lesivo del suo equilibrio fisiopsichico e del complesso della sua personalità”. (Corte di Cassazione, Sentenza n. 3875/09).
A volte il mobbing è dettato da motivazioni di carattere strettamente personale o dalla volontà di riversare su un “capro espiatorio” problematiche interne all’azienda. Altre volte tramite gli atti di mobbing si cerca di aggirare la normativa a tutela dei licenziamenti spingendo il lavoratore, esausto della sua condizione di mobbizzato, ad abbandonare di sua spontanea volontà il posto di lavoro.
In ogni caso ciò che caratterizza il mobbing è la presenza di due ruoli: la vittima e il persecutore.
Chiunque può ritrovarsi nel ruolo di vittima, indipendentemente dalla posizione organizzativa e dal carattere. Il persecutore, ossia il mobber, ha come obiettivo distruggere lo status sociale della vittima, isolandola e denigrandola. La vittima, inizialmente percepisce un semplice fastidio, ma con il perpetrarsi degli atti di mobbing entra in una spirale di disagio in cui prevale l’ansia di andare a lavoro, la paura di perdere il posto, la rabbia per i torti subiti e la  tendenza a darsi delle colpe e a isolarsi.
Oltre ai danni all’immagine professionale il problema più rilevante per la vittima di mobbing è il disagio psicologico (irritabilità, ansia, mancanza di appetito, disturbi del sonno) e rivolgersi ad uno specialista è un passo importante per evitare che il malessere e la frustrazione vissuta nel contesto lavorativo sfoci in litigi nel nucleo familiare e in uno stato di forte ansia, depressione ed isolamento.
Il lavoro è uno dei più importanti ambienti di vita in cui diamo voce alla nostra identità e costruiamo i nostri rapporti sociali e i nostri progetti per il futuro. Il mobbing, toccando una sfera così fondamentale della nostra vita, rischia di mettere a dura prova l’ autostima dell’individuo per questo è importante cercare un supporto psicologico che permetta di trovare nuove strategie per recuperare il proprio equilibrio psicofisico e recuperare la consapevolezza del proprio valore intaccato dalle umiliazioni subite.

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